Aperti solamente due hotel: il turismo è al collasso: «C'è chi rischia di chiudere per sempre»

Giovedì 26 Marzo 2020
Aperti solamente due hotel: il turismo è al collasso: «C'è chi rischia di chiudwere per sempre»

ANCONA  - Stanze vuote, telefoni muti, spostamenti azzerati. Se c’è una cosa che il Coronavirus ha saputo annientare completamente, è il turismo. Si calcolano danni per migliaia di miliardi di euro a livello nazionale, figuriamoci per una regione come le Marche che fa dell’ospitalità uno dei suoi principali punti di forza. La crisi travolge in primo luogo gli alberghi: il 95% delle strutture regionali sono chiuse. E poi c’è tutto l’indotto: un dramma nel dramma. 

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Ad Ancona sono operativi giusto un paio di hotel. Quasi tutti gli altri hanno sbarrato gli ingressi in attesa che l’emergenza passi perché lavorare è inutile, anzi non è conveniente: si incide solo sui costi fissi, che lievitano senza pietà. «La situazione è gravissima, i pochi che hanno deciso di mantenere aperte le strutture stanno procedendo a ritmi molto bassi - spiega Emiliano Pigliapoco, presidente di Federalberghi Marche -. Stiamo cercando di garantire un servizio pubblico a chi ha bisogno di alloggio: personale medico, persone con familiari all’ospedale o che devono spostarsi necessariamente. Certo, il danno è enorme e a livello regionale non siamo ancora in grado di quantificarlo: faremo i conti alla fine. Solo che non vediamo la luce in fondo al tunnel. La stagione estiva è a forte rischio, difficilmente la salveremo».

 

Continua Pigliapoco: «Ma il problema non riguarda solo i mancati incassi: il vero pericolo è che molte strutture di medio-piccole dimensioni chiudano definitivamente, in mancanza di reddito e di aiuti. Perché il nostro settore è così: quello che perdi oggi, domani non lo recuperi più». E allora, serve una mano dall’alto. Federalberghi proprio ieri ha inviato alla Regione una richiesta di sostegno al comparto, invocando manovre come il blocco dell’Imu e della Tari per il 2020, con scaglionamento degli importi per i prossimi due anni, il congelamento dei pagamenti delle utenze, un contributo una tantum a presenza mancata nelle strutture che necessitano di liquidità, la sospensione della tassa di soggiorno e un contributo di 20mila euro a tasso zero per gli imprenditori alberghieri. Che non sono gli unici a soffrire nella filiera dell’ospitalità.

Anche i tassisti chiedono aiuto, soffocati da una crisi che ha quasi azzerato gli spostamenti e i guadagni. «Non sappiamo più come fare: i trasporti si sono ridotti del 90%, non solo non lavoriamo, ma siamo anche esposti al rischio di contagi», spiega Andrea Lucantoni a nome dei 32 tassisti di Ancona che si sono organizzati in squadre da quattro per evitare assembramenti nell’ufficio alla stazione e garantire comunque un servizio a chi non può fare a meno di spostarsi, in particolare persone dirette all’ospedale e ferrovieri. «A nostre spese abbiamo montato dei pannelli divisori in plexiglass per isolare l’abitacolo dei taxi e tutelare al tempo stesso noi e l’utente. Il problema è che abbiamo quasi terminato mascherine, disinfettanti e dispositivi di protezione: non sappiamo dove trovarli, ci sentiamo in pericolo e abbiamo paura a tornare a casa dalle nostre famiglie». 
 

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