Segregata, picchiata e minacciata dal marito orco: «Mi ha tirato la bicicletta dei miei figli». Lui a processo

Venerdì 4 Giugno 2021 di Federica Serfilippi
Il Tribunale di Ancona

ANCONA - «Non mi dava soldi, non voleva che lavorassi e che uscissi con altre donne bengalesi. Se non ubbidivo, mi picchiava anche davanti ai nostri figli». Sono i contorni della testimonianza resa ieri in udienza da una donna 32enne originaria del Bangladesh che, nel giugno 2018, ha puntato il dito contro il marito, facendolo arrivare a processo con l’accusa di maltrattamenti in famiglia. Per deporre davanti al giudice Alberto Pallucchini, la donna si è avvalsa di una traduttrice, non parlando la lingua italiana. Il coniuge, 40enne, era presente in aula, difeso dall’avvocato Pietro Sgarbi. 

 


Il rapporto matrimoniale, vissuto in un’abitazione della prima periferia della città, sarebbe precipitato tra maggio e giugno del 2018. «Non potevo sempre ubbidire a mio marito – ha detto la vittima, che non è parte civile – e così qualche volta uscivo di casa. Lui si arrabbiava e mi picchiava, dandomi degli schiaffi». Il primo maggio di tre anni fa, un grave episodio di violenza, raccontato dalla donna nel corso della denuncia sporta in questura. All’apice dell’ennesimo litigio, il 40enne avrebbe tirato contro la moglie la bicicletta dei figli piccoli. I bimbi erano presenti all’accaduto «e piangevano forte – ha ricordato la donna –. Non sapevo come muovervi, non sapevo l’italiano, era tutto chiuso quel giorno: non sono andata in ospedale, ma mi sono medicata a casa».
La bici aveva colpito la donna alla testa. Il giorno dopo era andata dal medico: «Non ho detto – ha proseguito – che era stato mio marito, ma un incidente in casa. Il dottore mi disse di andare al pronto soccorso per ulteriori accertamenti. Mio marito non mi ha fatto andare. Ancora oggi mi fa male il punto dove mi ha colpito». La notte dell’11 giugno del 2018, nel corso dell’ennesima lite, nel letto coniugale l’uomo l’avrebbe aggredita graffiandole il viso. Un cicatrice sarebbe rimasta ancora sulla gota destra. «Un giorno dissi a mio marito – ha detto la straniera – che se si fosse permesso di alzare ancora le mani nei miei confronti, avrei chiamato la polizia. Lui ha reagito prendendo un coltello, dicendo che mi avrebbe accoltellata e che poi sarebbe andato in prigione. Avevo anche paura che portasse via i miei figli». 
Sempre nel corso del 2018, alla donna sarebbe stato impedito di lavorare: «Avevo trovato un impiego in un negozio di frutta e verdura, vicino casa. Ma mio marito non mi ha mai dato il permesso di lavorare. Così, ho iniziato a fare la sarta dentro il mio appartamento». La denuncia della parte lesa alla polizia risale al 23 giugno. Tra la coppia sarebbe in atto un percorso di riavvicinamento. Prossima udienza il 28 ottobre con l’escussione di altri testimoni.

 

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