Addio Fangi, la storia nelle foto: aveva brevettato la tecnica per effettuare i rilievi dei più importanti siti archeologici

Domenica 19 Gennaio 2020

ANCONA - Se n’è andato l’altra notte il professor Gabriele Fangi. Ci ha lasciato uno dei docenti della Politecnica Marche che hanno portato più lustro all’ateneo dorico, con l’innovazione e le sue applicazioni sul campo. Ha documentato le meraviglie che l’uomo ha costruito nei secoli, alcune delle quali altri uomini hanno distrutto. Docente di Geomatica, ha trasmesso conoscenza ed entusiasmo a tanti studenti.

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Era nato a Londa, in Toscana, il 15 agosto del ‘45, secondo di cinque fratelli. Era poi sempre vissuto con la famiglia ad Ancona. Laureato in Ingegneria Civile all’Università di Pisa, con borsa di studio al prestigioso istituto Sant’Anna, nel 2001 aveva assunto il ruolo di professore ordinario. Con la grande competenza in Geomatica, corroborata da un’enorme passione per la tecnica fotogrammetrica, ha conquistato fama internazionale, con innovazioni importanti nel campo del rilievo architettonico. Ha sviluppato e brevettato nuove tecniche, come la fotogrammetria sferica. «Ha il vantaggio – faceva notare – di poter essere eseguita con una minima strumentazione: una macchina fotografica digitale». Proprio questo gli aveva permesso, dopo una viaggio in Siria, prima del devastante conflitto, di elaborare oltre 17mila foto, ottenendo i rilievi di importanti monumenti: la grande moschea di Damasco, il teatro romano di Bosra e di Palmira con l’arco trionfale, il tempio di Bel, le mura della Cittadella e il minareto della moschea degli Omayyadi ad Aleppo.

Per alcuni di essi, danneggiati o distrutti, la sua documentazione fotogrammetrica resta l’unica testimonianza, fondamentale per un futuro recupero dell’inestimabile patrimonio. Al punto che, un paio d’anni fa è stato annunciato l’avvio del restauro del minareto degli Omayyadi, finanziato da una mecenate siriano, sulla base dei rilievi di Fangi. Autore di molte pubblicazioni, è rilevante e attuale il libro dal titolo “Reviving Palmyra in multiple dimensions” (Ed. Whittles Publishing, Scotland), scritto con Minna Silver Lonquist e Ahmet Denker. Pur avendo lasciato l’insegnamento per limiti di età, continuava attivamente a fare ricerche e rilievi. «Farò di tutto per pubblicare gli ultimi studi, cui teneva moltissimo – ha detto la moglie Silvana. - Glielo devo». Il rettore dell’Università Politecnica delle Marche, Gian Luca Gregori, a nome di tutta la comunità accademica ha inviato alla famiglia un messaggio di cordoglio, ricordando «il suo grande impegno nella ricerca e nell’insegnamento, che con tenace passione ha svolto, lasciandone un’importante testimonianza storica e culturale».

Fangi ha profuso le sue energie e la sua grande competenza per documentare attraverso la fotogrammetria monumenti millenari di alcune delle più antiche civiltà, da un capo all’altro del pianeta, dalla Thailandia al Brasile, dal Perù al Vietnam, dall’Africa al Medio Oriente. E, recentemente, in Albania, dove «sino a qualche giorno fa – ricorda il collega, professor Fausto Pugnaloni – ha condotto l’analisi di alcuni edifici religiosi, recandovisi a più riprese, al di sopra delle sue forze». La camera ardente è aperta all’ospedale di Torrette. L’amatissima moglie Silvana e i fratelli Luciano, Daniela, Fiorangela e Marco, con i nipoti, lo saluteranno domani alle 15 nella Chiesa di San Gaspare del Bufalo, a Brecce Bianche.

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