Donato Iacubucci, docente di Univpm: ​«Affari dimezzati dopo la Crimea, solo la pelle è rublo-dipendente»

Donato Iacubucci, docente di Univpm: «Affari dimezzati dopo la Crimea, solo la pelle è rublo-dipendente»
Professor Donato Iacobucci, docente di Economia all’Università Politecnica delle Marche e coordinatore della Fondazione Merloni, la crisi russo-ucraina piomba su un...

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Professor Donato Iacobucci, docente di Economia all’Università Politecnica delle Marche e coordinatore della Fondazione Merloni, la crisi russo-ucraina piomba su un contesto già reso precario da due anni di pandemia e, nelle Marche, anche da un sisma di dimensioni epocali e da una crisi del credito da cui non ci si è mai ripresi del tutto: rischiamo la tempesta perfetta, in caso di sanzioni internazionali ad uno dei nostri mercati di riferimento per l’export?


«La situazione è sicuramente complessa, ma le conseguenze peggiori erano già state scontate nel 2014, dopo la crisi della Crimea, quando le sanzioni avevano influito in maniera pesante sull’export marchigiano, quindi se dovessero aggiungersene altre, ci sarebbe un’ulteriore perdita, ma si partendo già da un livello abbastanza basso».
Di che cifre parliamo? 
«Dopo il picco di oltre 700 milioni di euro nel 2012 e 2013, l’export si è quasi dimezzato nel 2015-2016 e ulteriormente calato fino al 2020, assestato su circa 274 milioni di euro. Per il 2021, con il dato provvisorio fino al terzo trimestre: si evidenzia una leggera ripresa rispetto al 2020 - anno penalizzato per l’export a causa della pandemia - ma non un’inversione di tendenza».
Le nostre imprese, dunque, avevano già diversificato i mercati di riferimento? 
«Nella maggior parte dei casi direi di sì. Chi aveva una forte dipendenza dalla Russia spero non si faccia cogliere impreparato visto che la situazione era diventata difficile già da qualche anno. L’introduzione di ulteriori restrizioni al commercio con la Russia potrebbe ulteriormente penalizzare i produttori regionali, ma il grosso del calo sembra esserci già stato dopo il 2014».
Quanto incide l’export in Russia sul totale? 
«L’export delle Marche è intorno ai 10 miliardi, gli oltre 700 milioni del 2012-2013 erano rilevanti, con una quota che si avvicinava al 10%. Oggi,il suo peso si è ridotto di molto».
E quello verso l’Ucraina?
«Nel 2020, l’export verso questo Paese si è assestato sugli 86 milioni , con tendenza in crescita. Non è uno dei principali Paesi di esportazione per le Marche, ma aveva comunque un suo segmento. Sull’Ucraina non peseranno le sanzioni, quanto la situazione di incertezza».
Qual è il settore più esposto in questa crisi?
«Quello delle calzature: quasi la metà del valore dell’export vero la Russia è costituito dai prodotti in pelle. C’è poi una buona componente di macchine ed apparecchi elettrici».


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Corriere Adriatico