Adesso il Pd Marche è un caso da psicanalisi. «Soltanto qui si perde». Ecco le posizioni

«Disastro San Benedetto, anzi non è andata male». Il Pd, che festeggia la vittoria ovunque, nelle Marche non trova la quadra. Ecco le posizioni

ANCONA - I risultati a San Benedetto e Castelfidardo? «Un disastro». C’è un “caso Marche”? «Ormai da molto tempo: negli ultimi 10 anni, il Pd ed il centrosinistra non hanno saputo leggere le grandi mutazioni che ci sono state nella società marchigiana». L’analisi del voto del plenipotenziario dem ad Ascoli Piceno, Luciano Agostini, lascia pochi spazi all’interpretazione. Se i democrat guidati da Enrico Letta possono appendersi al petto la medaglia della vittoria a livello nazionale, nelle Marche il partito non è arrivato neanche al secondo turno nelle uniche due grandi città al voto. 

 

 


La doppia lettura
Una doppia lettura che pone delle questioni non più procrastinabili al gruppo dem regionale. E la prima è il rinnovo della classe dirigente, con la fase congressuale che partirà a novembre da circoli e federazioni, per arrivare a dicembre all’elezione della nuova segreteria regionale. Venerdì alle 18 si riunisce la Direzione per definire il regolamento ed ufficializzare il calendario. Per i candidati alla leadership del partito marchigiano, il borsino dà in ascesa le quotazioni di Alessia Morani ed Augusto Curti, che rappresentano due inediti schieramenti interni al partito. Nell’attesa, si fanno i conti con la cronaca dalle Amministrative. «Un caso Marche c’è ormai da tempo – va avanti nel ragionamento Agostini -: non avremmo perso la Regione se non avessimo avuto una situazione di difficoltà. E questo trend è proseguito a San Benedetto e Castelfidardo. È assolutamente ora di fare un congresso rifondativo del Pd marchigiano, senza i tentennamenti che ci sono stati in questo anno». A guidare i dem verso il tanto atteso congresso sarà il segretario dimissionario Giovanni Gostoli, che definisce un «suicidio assistito» quanto accaduto a San Benedetto: «c’è rammarico. Sicuramente siamo contenti che abbia vinto Spazzafumo (e la sconfitta è tutta del centrodestra), però anche il Pd non ne esce vincitore. Si è persa un’occasione storica e la responsabilità è tutta del circolo e della federazione – la stilettata di Gostoli – se si è deciso di andare divisi, quando invece uniti avremmo potuto riconquistare la città». Guardando poi ai risultati nazionali, il segretario uscente invita il Pd «non solo ad esultare quando vinciamo nei Comuni, ma anche a rendere protagonisti della rigenerazione del partito i sindaci». E qui i riferimenti sono tutti marchigiani, invece. 


I distinguo
La deputata Morani butta la palla nel campo avversario, puntando l’accento sulla «sconfitta del centrodestra a San Benedetto, ancora più rilevante perché la giunta regionale ha fatto campagna elettorale in maniera importante su quel territorio, pensando di poter riportare una vittoria. E invece sono stati sonoramente bocciati. È un segnale politico non di poco conto per le Marche, perché segna la prima sconfitta del centrodestra dopo le Regionali del 2020». Scendendo nel dettaglio di quanto successo nella Riviera delle Palme, guarda al bicchiere mezzo pieno: «il Pd ha fatto la scelta di sostenere Spazzafumo per il ballottaggio e credo che la federazione di Ascoli Piceno, nella figura del segretario Matteo Terrani, abbia fatto bene perché è stata una scelta vincente, che ci consente di mettere le basi per il futuro in quel territorio». Sulla debacle sanbenedettese al primo turno, il sindaco di Pesaro Matteo Ricci era stato tranchant: andava commissariato il Pd locale. Morani, invece, lo smarca: «non è colpa solo del Pd di San Benedetto, ma di tutti coloro che abbiano partecipato attivamente a quelle trattative. Credo che nessuno possa dirsi escluso dalle responsabilità». Il suo “competitor in pectore” Curti va di commento standard: «a livello nazionale c’è stato un cambio di tendenza chiaro e netto. Nelle Marche forse qualcosa non ha funzionato, ma in ogni caso, l’inversione di rotta si è vista comunque: basti pensare a San Benedetto, dove il centrodestra amministrava ed è uscito sconfitto lo stesso».


I più cauti
Invita ad evitare «trionfalismi» anche a livello nazionale la presidente dell’assemblea regionale Silvana Amati, che punta sul binomio «contenti ma prudenti». Quanto alle Marche, «la questione principale è che non siamo arrivati ai ballottaggi nelle due città maggiori. La destra esce sconfitta, ma gioire dei problemi degli avversari è un fatto di risulta». Ricorda anche, però, che «il Pd non governava né a San Benedetto, né a Castelfidardo». Chiude il cerchio Maurizio Mangialardi, capogruppo Pd in Regione: «Il centrosinistra unito, nelle grandi città e non solo, riesce a vincere clamorosamente. Un bel segno di prospettiva. A livello regionale ci sono stati anche dei buoni risultati ed il centrodestra perde le due città che sono andate al ballottaggio. Il Pd, invece, ha dato un bel contributo per la vittoria finale». 

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