Il sì dell’Aifa alle dosi nella fascia 5-11 anni: Acquaroli esclude gli hub per i bimbi: «Dai pediatri o in ospedale»

Il sì dell Aifa alle dosi nella fascia 5-11 anni: Acquaroli esclude gli hub per i bimbi: «Dai pediatri o in ospedale»
ANCONA - Due settimane. Tanto è il tempo che avranno le Regioni per organizzare la campagna vaccinale anti-Covid per i più piccoli. La data per l’avvio delle...

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ANCONA - Due settimane. Tanto è il tempo che avranno le Regioni per organizzare la campagna vaccinale anti-Covid per i più piccoli. La data per l’avvio delle somministrazioni alla fascia che va dai 5 agli 11 anni è stata fissata ieri dal commissario straordinario Francesco Paolo Figliuolo: si partirà dal 16 dicembre e la struttura commissariale ha programmato la distribuzione di 1,5 milioni di dosi pediatriche di vaccino mRna Pfizer a partire dal 15 del mese, così da permettere ai territori di essere pronti di fronte all’aumento della domanda. 

 

 

 

Il focus

Un’organizzazione difficile da incastrare con quella delle inoculazioni delle terze dosi agli over 18 - che stanno aumentando negli ultimi giorni -, soprattutto quando scarseggia il personale e c’è il tetris degli hub vaccinali a rendere tutto più complicato. Sulla questione, il governatore Francesco Acquaroli ha fatto sapere che per il momento «non sarebbe ipotizzabile» prevedere centri vaccinali dedicati ai bambini, come per esempio si sta facendo nel Lazio, dove sono stati messi in piedi 78 “mini-hub” destinati solo ai più piccoli. Il presidente ha poi aggiunto che «la questione fondamentale è quella dei richiami, poi vedremo quello che ci diranno il comitato tecnico scientifico ed il ministero della Salute sulla fascia 5-11 anni. Per noi è fondamentale l’azione del richiamo vaccinale e mettere in sicurezza la parte della popolazione che, dopo aver fatto il vaccino tanti mesi fa, rischia di aver perso l’immunizzazione». Ad ogni modo, conclude «da sempre la nostra Regione si adegua all’indirizzo di ministero e cts». 


In attesa dell’Aifa
Prova ad abbozzare una road map la direttrice generale dell’Asur Nadia Storti: «ancora non abbiamo ricevuto la nota dell’Aifa con gli indirizzi tecnici, dunque il primo passo è attendere che arrivi. Poi, attraverso i distretti, dovremo sondare la disponibilità dei pediatri di libera scelta ad aderire alla campagna vaccinale e, una volta definita la platea, decideremo come organizzarci. Se la disponibilità è bassa, apriremo delle linee dedicate alla vaccinazione pediatrica, possibilmente non negli stessi hub in cui si recano gli adulti. Un’ipotesi potrebbe essere farli in ospedale». Ma prima di tutto, bisogna capire quanti saranno i pediatri a partecipare, «perché se risponde l’80% siamo già a buon punto a livello organizzativo. Sulla base della copertura, apriremo eventualmente degli slot noi, separati dagli adulti». Il target dei bambini dai 5 agli 11 anni è composto 92.645 soggetti: organizzarsi nella maniera adeguata sarà fondamentale per evitare il sovraccarico della macchina. 


Esa-valente e Covid
Considerando che i più piccoli ricevono già i vaccini, come ad esempio l’esavalente, nei dipartimenti di prevenzione, perché non fare qui anche gli anti-Covid? «È un’opzione difficilmente percorribile – spiega Storti – perché ci sono già bambini di tre mesi, sei mesi, un anno, poi di cinque anni, di 12 anni per il vaccino contro l’hpv. Diventerebbe troppo caotico». L’Aifa, agenzia italiana del farmaco, ha comunque indicato la necessità di costruire percorsi vaccinali dedicati ai bambini e Figliuolo ha individuato nel 16 dicembre la data entro la quale farsi trovare pronti. Ora starà alle Regioni individuare il metodo organizzativo più efficiente, ma di tempo per farlo ne è rimasto poco.

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