Sì e no-vax, malati oncologici e vaccini, medici e pronto soccorso: ecco che cosa c'è dietro il silenzio della Regione

L'assessore alla Sanità della Regione Marche Filippo Saltamartini

ANCONA - Il sindacalista chiede di restare anonimo ma picchia il dito sul foglio excel. «Guardi qua, lo vede? Queste sono le presenze del pronto soccorso di Pesaro. Gnudi sarà presente il giorno di Natale, San Silvestro, Capodanno e 2 gennaio. Come si fa a non capire lo sfogo di Gnudi e a dargli contro? Si rende conto la gente di come stanno lavorando certi reparti e con quale carenza di medici?»

Gnudi non cede sui no-vax, un nuovo post. L’assessore a Marche Nord: dirottare medici dai reparti al pronto soccorso

 

Fosse il problema di un burnout, come lo sbeffeggiano i no-vax sui social, basterebbe poco per risolvere un problema di pressione professionale. Invece no, non è proprio così. Bisogna risalire dal particolare al generale per rendersene conto. Difronte a un primario della prima linea anti-Covid che si sfoga c’è una Regione che resta in silenzio.


Il no comment della sanità
Silenzio caldo? Silenzio freddo? Nè l’uno, nè l’altro. Va cambiata la prospettiva. È un silenzio con gli occhi sbarrati, fisso sui cerini che si stanno agitando nella polveriera. Attento a lavorare a testa bassa, evitando contatti e frizioni nel momento in cui dall’assessore in giù bisogna muoversi con gli idranti per spegnere molti fronti in cui si fa fatica a trovare diritto e rovescio. Saltamartini è stato più volte, a sorpresa, nei maggiori pronto soccorso di tutta la Regione. La “bomba” della medicina di urgenza la conosce ormai bene. A Pesaro è stato qualche giorno fa, quando dal prefetto ha incontrato il primario Gnudi, salito oggi alle cronache per lo sfogo comprensibile di qualche ora fa (contro chi ha «un atteggiamento distruttivo ed egoistico contro il vaccino») ma allora per il raptus di un paziente in pronto soccorso. 


Un bilancio da Far West 
Spalle fratturate, nasi rotti: un bilancio da Far West. Pare che Gnudi si fosse espresso con termini molto forti anche in quell’occasione. E questo è niente. «Lei lo sa cosa succede - aggiunge il sindacalista - senza guardie mediche di notte sul territorio e la carenza di medici di medicina generale? Che i codici bianchi vanno al pronto soccorso e lo intasano. E i pronto soccorso sono diventati uno sfogatoio sociale. Ci sono segnali molto preoccupanti, fanno bene a contare le parole». Si fa presto dire Gnudi, adesso. Saltamartini ha ordinato il silenzio perché poteva essere l’unico strumento per gestire il groviglio di tensioni che si sta agglomerando nella pancia che secondo il report Agenas 2020 è la quinta sanità d’Italia. 


Il fronte dei vaccini

Quello dei sì-vax contro i no-vax è solo l’ultimo ginepraio, per quanto anche questo arrivato ormai a livello di guardia. Saltamartini ha raccontato in uno degli ultimi incontri del piano socio sanitario del dislivello creatosi nei contratti collettivi sanitaria tra i medici di continuità assistenziale che lavorano di notte e quelli delle Usca. E non parliamo di quelli del 118 e dei pronto soccorso, figli di un dio minore. Raccontano che a San Benedetto, il giorno di Ferragosto, l’assessore difronte alla testimonianza di una dottoressa abbia abbassato la testa. Con i tetti di spesa esauriti, pare che mercoledì l’assessore regionale alla Sanità sia stato a Roma per parlare direttamente con Salvini per chiedergli misure urgenti di compensazione per medici e infermieri della prima linea. Oltre ad aver attivato da settembre i corsi di specializzazione per medici di medicina generale e emergenza-urgenza. 


Malati oncologici contro vaccinandi
Ma questo è il clima che si vive nella trincea di palazzo Rossini. Il caos degli hub è un altro fronte delicatissimo. Si lamentano quelli che devono aspettare il vaccino, giustamente, ma c’è anche un mondo fuori dalle sedi vaccinali. E il tenore delle segnalazioni che arrivano in assessorato è drammatico. Saltamartini lo ha ribadito più volte nelle cabine di regia: mi chiamano i malati con le metastasi che chiedono attenzione che non ne vogliono sapere di chi deve stare in fila per fare una puntura e chiedono pari attenzione. 



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