Petritoli, per l'omicidio di Roberto Tizi rito abbreviato per i 4 albanesi arrestati

Il luogo dell'omicidio di Roberto Tizi
PETRITOLI - Saranno processati tutti con rito abbreviato i 4 albanesi arrestati cinque mesi fa per l'omicidio di Roberto Tizi, il 35enne originario di Petritoli residente a...

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PETRITOLI - Saranno processati tutti con rito abbreviato i 4 albanesi arrestati cinque mesi fa per l'omicidio di Roberto Tizi, il 35enne originario di Petritoli residente a Martinsicuro ucciso il 7 giugno scorso.



L'uomo era stato freddato con due colpi di pistola sotto la sua abitazione, mentre stava rincasando. Nell'udienza preliminare il Gup Roberto Veneziano ha infatti accolto la richiesta avanzata dalle difese dei quattro imputati, ammettendo Arjan Ziu, reo confesso dell'omicidio, il fratello Mikele e il figlio di quest'ultimo Rudi al rito abbreviato fissato per il 27 gennaio. Antonio (fratello di Rudi) è stato invece ammesso al rito abbreviato (fissato al 28 gennaio) condizionato all'escussione di due testi e fissato. Nell'udienza la compagna di Tizi, che era rimasta ferita nell'agguato, si è costituita parte civile.

Ai quattro vengono contestati l'omicidio volontario aggravato, le lesioni personali aggravate (nei confronti della compagna di Tizi, che quella sera si trovava in macchina con lui), e il porto abusivo d'arma. Roberto Tizi fu ucciso con due colpi di pistola calibro 6,35 sparati da Arjan Ziu, appena giunto sotto casa con la sua auto. Il primo colpo lo raggiunse mentre era ancora in auto. Un vero e proprio agguato, secondo la Procura, con i quattro che dopo gli spari avrebbero infierito sull'uomo prendendolo a calci in testa mentre era a terra.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, titolare del fascicolo il pm Bruno Auriemma, l'agguato mortale sarebbe stato una vendetta per una discussione per futili motivi avuta qualche ora prima dalla vittima con Arjan Ziu. I due si erano incontrati in un bar, avevano discusso e Ziu aveva avuto la peggio. Fermato poco dopo l'albanese aveva confessato le proprie responsabilità, escludendo il coinvolgimento di alte persone e indicando agli inquirenti il luogo dove secondo la sua versione aveva gettato la pistola, mai ritrovata. I presunti complici furono fermati qualche giorno dopo. Leggi l'articolo completo su
Corriere Adriatico