«Adolescenti educati male e vandali, gli esercenti non siano capri espiatori». Assenti accusa genitori e ragazzi dal palco del Siulp

Sandro Assenti
SAN BENEDETTO - «Vedere alle 4 del mattino ragazzi di 17 o 18 anni con la bottiglia in mano è una cosa gravissima. E i locali non possono passare da capri...

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SAN BENEDETTO - «Vedere alle 4 del mattino ragazzi di 17 o 18 anni con la bottiglia in mano è una cosa gravissima. E i locali non possono passare da capri espiatori». A parlare è il presidente regionale della Confesercenti Sandro Assenti, imprenditore sambenedettese proprio nel campo della movida che ha fatto il punto della situazione proprio sugli eccessi della cosiddetta movida molesta, argomento che, di anno in anno, diventa sempre più problematico per quanto riguarda non soltanto la Riviera delle Palme.

 
L’intervento
«La Confesercenti - spiega Assenti nel suo intervento effettuato al congresso provinciale del Siulp - ha fatto un’indagine a livello nazionale che ha stabilito come il turista che visita e trascorre dei giorni in una città come San Benedetto, guarda come prima cosa proprio la sicurezza. Dobbiamo prendere atto del fatto che non stiamo parlando di un elemento qualsiasi, un fattore di scelta come l’enogastronomia o la bellezza dei luoghi, ma è l’elemento fondamentale».

Assenti, che opera nel settore da quarant’anni, rappresenta un testimone oculare di quanto le cose, dagli anni Ottanta ad oggi, siano cambiate proprio nel modo in cui certe situazioni vengono vissute. «Oggi viviamo in un mondo in cui molto è cambiato - afferma -. Io ricordo quelli che erano i miei clienti negli anni Ottanta, e vedo situazioni diverse da quella di oggi. I ragazzi, oggi, non hanno rispetto e in molti casi si comportano in maniera più violenta. D’altra parte assistiamo a episodi di vandalismo a livelli massimi».

E poi c’è il problema dell’alcol. Il vero e proprio “sigillo” su tale situazione: «Se a tutto questo si aggiunge il bere - continua il presidente - allora diventa problematico far si che noi riusciamo a portare avanti le nostre aziende. Perché gli eccessi legati all’alcol finiscono per rendere l’imprenditore il capro espiatorio di quello che succede intorno a noi. E questo non è possibile perché, a mio avviso, a monte c’è un cortocircuito comportamentale – educativo che dipende non tanto dalle autorità o da chi lavora e porta avanti i locali, ma dalle fonti educative che sono evidentemente in crisi. A livello genitoriale e a livello di educazione scolastica c’è qualcosa che non funziona». 


Il quadro


Il quadro descritto da Assenti è tutt’altro che incoraggiante: «Il giovane va nei locali - afferma - e si sente autorizzato a fare di tutto e di più. Trenta o quarant’anni fa chi beveva alcol aveva 25-30 anni, oggi non ne hanno nemmeno diciotto e creano enormi problemi alle attività commerciali».

 

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Corriere Adriatico