Ciclista ascolano morì investito lungo la Bonifica ad Ancarano, tre tecnici della Provincia condannati: non segnalarono una frana, causa poi dell'incidente

Il tragico incidente di 7 anni anni fa
ANCARANO - A poco meno di sette anni dalla morte del ciclista 57enne ascolano Marino Urriani, c’è una sentenza di primo grado, emessa ieri dal giudice Marco...

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ANCARANO - A poco meno di sette anni dalla morte del ciclista 57enne ascolano Marino Urriani, c’è una sentenza di primo grado, emessa ieri dal giudice Marco Procaccini, che stabilisce una responsabilità nei confronti dei tre, all’epoca tutti dipendenti della Provincia, finiti a processo per omicidio colposo. Sono stati, infatti, condannati complessivamente a sette anni di reclusione Leo Di Liberatore, nel suo ruolo al momento del fatto contestato di dirigente del settore viabilità dell’ente; Dario Melozzi, in quanto responsabile del primo nucleo operativo viabilità, e Lucio De Santis, che in quel momento era coordinatore del primo nucleo. Una vicenda che si è trascinata a lungo e che dopo le motivazioni potrà essere appellata.  


La vicenda


Era l’11 novembre del 2016 quando lungo la strada provincia della Bonifica, la 1B, ad Ancarano, Urriani si andò a schiantare contro un camion fermo. Il grosso mezzo aveva arrestato la corsa perché lungo quella strada dal 2013 c’era una frana che non era stata rimossa, né tanto meno segnalata.


La dinamica


Pochi istanti prima del ciclista, l’autista del camion si era fermato per consentire, nel restringimento di carreggiata, il passaggio di un altro mezzo che procedeva in direzione opposta. Il ciclista purtroppo non ha fatto in tempo a frenare dopo una curva in un tratto in discesa e l’impatto, violentissimo, è stato inevitabile. Quel giorno Urriani non indossava il casco, che tuttavia non è obbligatorio, ma anche dai successivi accertamenti disposti dalla procura sarebbe emerso che comunque non gli avrebbe salvato la vita visti i traumi riportati. Secondo l’accusa, quindi, i tre imputati sarebbero tutti responsabili, a vario titolo, della mancata manutenzione di quel tratto di strada provinciale dove si è verificato l’incidente mortale e dove, appunto, tre anni prima dell’evento si era verificata una frana che aveva provocato un restringimento di carreggiata che impediva il passaggio contemporaneo di due mezzi e sul quale, però, nessuno era intervenuto neanche per segnalarlo. 


Le reazioni


«Confidavamo nella giustizia ed eravamo convinti sin dall’inizio che non ci fosse la responsabilità del ciclista», hanno commentato, ieri, subito dopo la sentenza, i legali di parte civile, gli avvocati Adalberto Palestini, che rappresentava moglie e figlia della vittima, e l’avvocato Alessandro Mariani, che invece rappresentava i genitori e i fratelli. Difensori degli imputati i legali Guglielmo ed Eugenia Marconi, Pietro Referza e Vincenzo Di Nanna. Leggi l'articolo completo su
Corriere Adriatico