Ancona, omicidio Rapposelli: padre e figlio Santoleri a giudizio immediato

ANCONA - Tra quattro mesi Giuseppe e Simone Santoleri finiranno davanti ai giudici della Corte d’Assise per l’omicidio di Renata Rapposelli. In aula compariranno il 16 gennaio. I presunti killer della pittrice andranno direttamente nell’aula “Falcone e Borsellino” del tribunale di Teramo a causa del giudizio immediato chiesto e ottenuto dal pm Medori. Evidentemente, la procura abruzzese – subentrata in corsa nelle indagini a quella dorica – ritiene schiaccianti la prove a carico dell’ex marito e del figlio maggiore della pittrice, trovata morta il 10 novembre 2017 in un dirupo della contrada Pianarucci di Tolentino.
  
Per gli imputati, in carcere da marzo dopo la misura di custodia cautelare firmata dal gip anconetano, sono due le accuse: omicidio aggravato e distruzione di cadavere. Da parte degli avvocati difensori Alessandro Angelozzi, Gianluca Reitano e Gianluca Carradori è già stata espressa l’intenzione di non procedere con riti alternativi. Dunque, si giocherà tutto a dibattimento.
Stando a quanto raccolto dagli investigatori, la pittrice – che abitava in via della Pescheria in una casa concessa dal Comune di Ancona - sarebbe morta nel primo pomeriggio del 9 ottobre, poco dopo il suo arrivo a Giulianova nella casa di via Galilei abitata dai Santoleri. Il delitto sarebbe avvenuto al culmine di una violenta lite originato da motivi economici e dalla pretesa di Reny di ottenere circa 2mila euro di arretrati di mantenimento dall’ex marito. «Simone – si legge nel decreto di giudizio immediato – la afferrava al collo stringendo con violenza, contestualmente tappandole la bocca impedendole di respirare e trascinando la povera donna sul divano della zona giorno, ove continuava l’azione di strangolamento e asfissia, coadiuvato da Santoleri Giuseppe che teneva fermi i piedi della donna, così cagionando la morte della Rapposelli». Il cadavere era stato poi nascosto nel bagagliaio della Fiat 600 di Simone. Il 12 ottobre il viaggio verso Tolentino e il corpo lanciato lungo la scarpata, poi ritrovato casualmente un mese dopo da un operaio.

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