Il fenomeno Bombino al festival
​Il rock Tuareg chiude Borgofuturo

Arriva il fenomeno Bombino
​Il rock Tuareg
chiude il festival Borgofuturo
RIPE SAN GINESIO - Il rock Tuareg chiude il festival Borgofuturo. Il nigeriano Bombino, vero nome Goumar Almoctarm, fa tappa domani a Ripe Di San Ginesio per il concerto a La Cava alle 22,30 (ingresso 7 euro).
Il suo stile chitarristico ricorda Jimi Hendrix. Corretto?
«È il mio idolo. Ho scoperto la sua musica quando da ragazzino guardavo i video dei suoi concerti, mentre ero in esilio con mio cugino in Algeria. Ascoltavamo le cassette con i brani di Hendrix tutto il giorno».
È stato lì che ha capito che sarebbe diventato un chitarrista?
«Sì, ricordo proprio che in quei giorni sognavo di diventare un grande chitarrista come Hendrix. Volevo essere come lui, l’avevo idolatrato veramente. Ero un ragazzino, e come tutti a quell’età avevo il mio mito personale».
La collaborazione con dan Auerbach ha arricchito il suo stile?
«Beh, direi di sì. Nel senso che quando ha deciso di produrre il mio disco “Nomad” mi ha messo a disposizione una serie di amplificatori e attrezzature degli anni ’50 e ’60 per dare più autenticità al mio suono. Era proprio quello che cercavo».
E come ha vissuto quell’esperienza?
«È stato fantastico perché mi ha dato molta sicurezza. Ho raggiunto una maggiore consapevolezza delle mie capacità. Dan è stato una persona fantastica, e mi ha insegnato molto. Un’esperienza davvero indimenticabile e di inestimabile valore artistico».
Della collaborazione con Jovanotti, invece, cosa può dirci?
«Oh, è davvero un artista eccezionale e un ragazzo molto piacevole. Purtroppo abbiamo lavorato insieme solo per un periodo non molto lungo. Ma abbiamo scritto una canzone che ha avuto un discreto successo, sebbene lontana dal diventare una number one hit».
La musica può essere un ponte tra le culture?
«Certamente, è proprio quello che cerco di fare ogni giorno con la mia musica. Io sono un Tuareg, e sono davvero pochissimi i Tuareg che hanno l’opportunità di essere famosi a livello internazionale o che hanno la possibilità di viaggiare il mondo».
Che effetto le fa?
«Sono estremamente felice, perché sento di essere un ambasciatore della mia cultura e del mio popolo. Per questo, tramite la musica, cerco costantemente di costruire ponti tra la mia realtà e il resto del mondo».
Che cosa ha pensato quando due dei suoi musicisti furono uccisi perché presunti ribelli?
«Non posso sapere se fossero realmente dei ribelli. So soltanto che io non ho mai tenuto in mano un’arma, e mai lo farò. L’unica cosa che imbraccio tutti i giorni è la mia chitarra, e grazie alla mia musica ho la possibilità di costruire messaggi di pace».
Give peace a chance?
«Esattamente. Anche se il mondo intero sta vivendo un momento orribile della propria storia, in Niger adesso abbiamo la pace. Ed è stato davvero difficile raggiungerla, ma c’è sempre una strada possibile per costruire la pace. In ogni situazione. Ne sono convinto, comunque».
Dunque il ruolo dell’arte nel mondo?
«È una buona medicina per curare tutte le ferite e le sofferenze. Almeno lo è stato per me durante il periodo dell’esilio. Credo che possa essere la giusta cura per tutti, se solo lo volessimo».
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Sabato 8 Luglio 2017, 13:47 - Ultimo aggiornamento: 08-07-2017 13:47

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