Oggi è il grande giorno del Rof
Il via con “Le siège de Corinthe”

Torna il belcanto a Pesaro
Gran giorno del Rof
con “Le siège de Corinthe”
PESARO - Il Rossini Opera Festival, giunto alla XXXVIII edizione, si apre questa sera all’Adriatic Arena (ore 19) con il primo dei tre titoli operistici che costituiscono il corredo saliente di questa edizione 2017: “Le siège de Corinthe” (L’assedio di Corinto, proposto appunto nella versione francese). All’allestimento inaugurale seguono dappresso (domani e sabato) le due messinscene de “La pietra del paragone” (ancora all’Adriatic Arena, ore 20) e di “Torvaldo e Dorliska” (al Teatro Rossini, ore 20). Possiamo sottolineare subito che l’offerta operistica in questione trascorre in armonia calibrata di generi espressivi propri dell’autore: nell’ordine dalla “tragèdie lyrique” al “melodramma giocoso” “al dramma semiserio”. 
Un elemento in qualche misura di coagulo delle tre proposte è dato dalla presenza di tre rinomati registi atti a conferire, ciascuno nella sua opera, un’impronta significativa alla realizzazione scenica: Per “le siège” si tratta di un attesissimo debutto, quello del gruppo catalano de La Fura dels Baus, ben noto per i suoi spettacoli ricchi di una visionaria creatività non disgiunta da un’intelligenza interpretativa (presenti nell’occasione con Carlus Padrissa -regia e scene - e con Lita Cabellut - elementi scenografici e pittorici, costumi e video-); per la “Pietra” c’è il gradito ritorno di Pier Luigi Pizzi, che al Festival ha offerto in tanti anni di sua presenza prove memorabili della sua arte scenica, e che nell’occasione ha riallestito il suo lavoro (Rof 2002), rendendolo anche più conforme a una moderna ricezione; per “Torvaldo” infine si ripresenta al pari gradito Mario Martone, anche lui impegnato nell’aggiornamento del suo precedente allestimento (Rof 2006). 
Questa sera ci attende “Le siège de Corinthe”, dunque: che nella sua realizzazione in lingua francese è come si sa il rifacimento del napoletano “Maometto II”. Nel passaggio dal titolo originale del San Carlo (1820) alla sua rivisitazione dell’Opéra di Parigi (1826), se restano numerose le assonanze di partitura e di libretto, si manifestano comunque novità di sostanza: Rossini scrive per il pubblico francese, di cui conosce la diversa “ricettività” operistica. Ecco allora la struttura chiusa “napoletana” aprirsi al più ampio respiro della nuova scrittura d’oltralpe; ecco la prassi italiana dello stile di canto, della frequenza della bipartizione dell’aria e della saldezza della sinfonia coniugarsi con la declamazione lirica, la scansione recitativa, lo spessore corale e la presenza coreografica della tradizione “liryque” francese. L’opera viene rappresentata nel ricostruito testo originale, nell’integrità dell’edizione critica della Fondazione Rossini, con 20 minuti di musica inedita e con il terzo ballabile mai eseguito dal vivo: il risultato -come ha riferito il maestro Roberto Abbado che la dirige sul podio alla guida dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai- “è un flusso di musica meravigliosa”. 
Una compagnia di rilievo
La compagnia di canto è sulla carta di rilievo, con Luca Pisaroni (Mahomet II), John Irvin (Cléomène), Nino Machaidze (Pamyra) e Sergey Romanovsky (Néoclès). Il coro è quello del Teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno, guidato dal maestro Giovanni Farina. E sull’allestimento, che cosa si può anticipare? Il conflitto tra greci e musulmani è metaforicamente ancorato a una guerra sull’acqua, il drammatico contenzioso prossimo venturo dell’umanità, “il movente del prossimo scontro globale” - afferma il regista (Padrissa)-. “Non ce n’è per tutti, e l’Occidente la spreca dissennatamente: logico che il resto del mondo prima o poi cercherà di prendersela”. Una premonizione di questo l’avremo nel contesto dell’opera. 
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Giovedì 10 Agosto 2017, 12:38 - Ultimo aggiornamento: 10-08-2017 12:38

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