Un tuffo dove l'acqua è più blu: dieci
regole per immergersi in sicurezza

Un tuffo dove l'acqua
è più blu: dieci regole
per immergersi in sicurezza
di Remo Quadri
In valigia muta, maschera, pinne e altre attrezzature. Non ci sono dati precisi, ma negli ultimi anni sono sempre più gli italiani contagiati dalla passione per la subacquea, che si dedicano a immersioni ricreative o tecniche. E soprattutto d’estate, quando il Mediterraneo si scalda anche in profondità, non resistono alla voglia di fare bolle, cercando refrigerio e divertimento sott’acqua. Per immersioni sicure gli esperti del Dan (Divers Alert network) Europe suggeriscono 10 regole da seguire, facendo particolare attenzione all’idratazione, ai traumi dell’orecchio e alla qualità dell’aria nelle bombole.

La formazione
La prima regola sembra scontata: è obbligatorio frequentare corsi di immersione, di primo soccorso, anche con ossigeno, e di aggiornamento con istruttori qualificati. A seguire, occorre sottoporsi a controlli medico-subacquei annuali, anche dopo malattie e infortuni o se si devono assumere farmaci. Necessario, anche, ricordarsi di compensare adeguatamente per non mettere a rischio le orecchie. Durante la discesa verso il fondo, mentre la pressione aumenta, i subacquei devono compensare la riduzione di volume negli spazi cavi dei seni paranasali (attraverso l’ostium, che collega il naso ai seni) e nell’orecchio medio (attraverso la tromba di Eustachio). Altrimenti possono comparire disagio e dolore. Gli infortuni più comuni - i barotraumi dell’orecchio e dei seni paranasali - hanno a che fare, infatti, con la pressione. Ma sono facili da evitare, grazie a una corretta educazione e adottando misure di buon senso. Perché, accanto a preparazione e formazione, questo è il bene principale di cui ognuno non deve difettare per non mettere in pericolo sé stesso e gli altri. Se il sub non riesce a compensare e sente dolore o fastidio durante la discesa, deve risalire lentamente fino a che il fastidio si attenua e provare di nuovo a compensare.
Non bisogna fare immersioni se si ha il raffreddore o si è congestionati. I sintomi da non trascurare sono malessere, da lieve a forte dolore, ronzio, udito ovattato, nausea, vomito, vertigini. In questi casi bisogna interrompere le immersioni, perché continuare a immergersi potrebbe causare gravi infortuni. Cure e trattamenti adeguati, sotto la supervisione di un medico, possono ridurre i tempi di recupero dai sintomi del barotrauma, in modo da tornare di nuovo sott’acqua senza problemi.



L’idratazione
Mantenersi idratati bevendo regolarmente acqua o integratori salini è un altro passo fondamentale. Chi si immerge deve inoltre evitare alcol e sforzi intensi, prima e dopo essere stato sott’acqua. Dopo l’immersione l’azoto viene eliminato dai polmoni, ma questo processo è più difficoltoso se il subacqueo è disidratato e quindi più suscettibile alla formazione di bolle nel sangue e nei tessuti, aumentando il rischio di malattia da decompressione. La disidratazione, infatti, riduce il volume di plasma sanguigno e la perfusione dei tessuti: il sangue si addensa e il flusso si riduce, influendo sul rilascio di azoto.

I sintomi
Occhio, quindi, ai segni della disidratazione: vertigini, mal di testa, crampi muscolari, stanchezza, secchezza delle fauci/bocca appiccicosa, urina di colore scuro, diminuzione dell’urina prodotta e, ancor peggio, tachicardia, polso debole, respirazione rapida, pressione sanguigna bassa, irritabilità e confusione, convulsioni, basso livello di coscienza. Il consiglio è bere un bicchiere d’acqua ogni 15-20 minuti. Sì a sali per reidratazione orale e bevande isotoniche, in quanto reintegrano sali ed elettroliti. Questo permetterà ai tessuti di essere idratati e, di conseguenza, evitare un ridotto scambio di gas, che potrebbe causare formazione di bolle e malattia da decompressione (Mdd). Più acqua si beve, meno bolle pericolose si creano. Un ulteriore passo è controllare sempre il buono stato e il perfetto funzionamento di tutta l’attrezzatura; soprattutto bisogna assicurarsi che sia adeguata all’immersione pianificata. La sicurezza è anche nell’aria, quella contenuta nelle bombole che danno la possibilità di respirare sott’acqua, permettendo di godere la vita marina. Quest’aria può essere soggetta a diversi tipi di contaminazione, quella da monossido di carbonio è la più pericolosa.



L’intossicazione
I segnali tipici e i sintomi di un’intossicazione da CO sono dolore e sensazione di pressione alla testa; vertigini; nausea; affanno dopo uno sforzo; confusione; vomito; paralisi o perdita dei sensi; labbra, guance e unghie arrossate (specialmente in fase iniziale). Ci sono poi le dotazioni di sicurezza: il sub deve indossare Gav, doppio erogatore, manometro e coltello; anche se si usa il computer, è bene portare con sé profondimetro, orologio e tabelle. Un’altra accortezza spesso sottovalutata: immergersi sempre in condizioni meteo-marine favorevoli, con adeguata assistenza in superficie e in coppia. Da sottolineare: usare la boa segnasub.

Il brevetto
Le ultime raccomandazioni: immergersi entro i limiti del tuo brevetto; evita profili yo-yo e non trattenere mai il respiro durante la risalita. Per quanto riguarda quest’ultimo aspetto, si deve risalire a 9-10 metri al minuto di velocità, utilizzando i modelli decompressivi più aggiornati e privilegiando i più elevati livelli di conservativismo. In caso di sospetta malattia da decompressione, va somministrato subito ossigeno al 100% con un erogatore adeguato e per il tempo necessario. Non bisogna tentare procedure di ricompressione in acqua. Infine, smettere di fare immersioni 24 ore prima di volare, o 12 ore se ci si è immersi solo una vota.
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Martedì 8 Agosto 2017, 13:00 - Ultimo aggiornamento: 08-08-2017 13:00

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