Buoni frutti di stagione nelle Marche:
dalla mela rosa alle viscioli di Cantiano

Mela rosa, pera angelica,
fragole ma anche albicocche
e visciole i frutti delle Marche
di Elisabetta Marsigli
ANCONA - Con l’arrivo dell’estate la frutta diventa una delle maggiori protagoniste delle nostre tavole e, a volte, può sostituire anche il pranzo nelle particolari giornate afose. D’altronde, come la verdura, la frutta è ricca di vitamine, di sali minerali e di fibre, tanto da permettere un nutrimento sano ed equilibrato. Nonostante nei moderni supermercati si trovi anche quella fuori stagione, si consiglia sempre di usare la frutta di stagione, così come facevano i nostri nonni e nei tempi antichi: non a caso, la natura produce ciò che maggiormente ci serve a seconda del periodo e delle relative condizioni ambientali. Un esempio? Le fragole: gli acidi organici contenuti nelle fragole, che troviamo a primavera, facilitano i processi depurativi che il nostro organismo attua al passaggio dalla stagione fredda a quella più temperata.

Le Marche e la frutta
La particolare predisposizione della nostra regione, con colline e valli e un clima relativamente mite, consentono di coltivare ampi frutteti dove si trovano principalmente le pomacee (mele e pere) e le polpose (pesche, albicocche, prugne, ciliegie e susine). Dalle mele rosa di Montelabbate, alla pera angelica di Serrungarina, dalla amarena e la visciola di Cantiano (nella provincia di Pesaro), fino alle pesche della Valdaso (nel Fermano) con la famosa “persica” picena, decantata anche dai poeti romani come Orazio e Giovenale. Le aree maggiormente ricche di frutteti sono quelle delle valli del Metauro, dell’Esino, del Tronto e dell’Aso, oltre che gli spazi pianeggianti costieri.

Mele rosa e pesca di Montelabbate
Le mele rosa sono da sempre coltivate nelle Marche, tra i 450 e i 900 metri. La mela rosa è piccolina e non particolarmente appariscente e difficilmente riesce a competere con quelle più grandi e regolari, ma rimane un ottimo ingrediente per dolci. Le più famose sono quelle dei Sibillini, dove ne è stata ripresa ampia produzione, qualche anno fa, grazie al lavoro della Comunità montana dei Sibillini, che ha reintrodotto sul territorio gli ecotipi conservati nei centri di ricerca locali dall’Assam Regione Marche. Anche Elso Renzi, di Montelabbate, ha ripreso a coltivarle, insieme alle pesche: «I miei genitori erano mezzadri, ossia coltivavano il podere per conto del proprietario e dividevano l’utile al 58. Negli anni ‘80, causa pensionamento, subentrai io alla guida dell’azienda e aumentai gli impianti con peschi, mele rosa, kiwi e albicocche arrivando a più di 6 ettari di frutteti ed eliminando il vigneto». La particolarità di Elso è che, aperto un agriturismo (“Casa del sole”), ha iniziato ad usare le pesche anche in cucina, creando piatti davvero singolari tra cui troviamo: tagliatelle al farro con pesche e guanciale, filetto di maiale con le pesche e, addirittura, la pizza (Montelabbatese) con pesche guanciale ed erbe aromatiche.

Pesche e nettarine della Valdaso
Un altro dei principali punti di produzione delle pesche è sicuramente quello della Valdaso. La valle dove scorre il fiume Aso è un vero spettacolo di colori in primavera, quando i frutteti in fiore offrono una incredibile visione multicolore. Le colture principali sono quelle della pesca, dell’albicocca e della prugna. 
Con il progetto di filiera, la pesca con il marchio QM è attualmente nei grandi canali di distribuzione, grazie alle particolari proprietà bio-nutrizionali e organolettiche che esaltano la qualità di un prodotto sano e totalmente naturale.

La pera angelica di Serrungarina
Diceva l’antico detto “Al contadino non far sapere quant’è buono il formaggio con le pere”: le pere erano il dolce dei contadini e l’abbinamento con il formaggio è, da sempre, un ottimo binomio per un pasto sano e naturale, tanto che lo chef Massimo Biagiali de “Il Giardino” di San Lorenzo in Campo, ha persino ideato un gustosissimo raviolo alla crema di formaggio e pera. La pera angelica è il delicato, raro e pregiato frutto di Serrungarina, dove sono state mantenute piante di oltre 70 anni grazie alla cura degli agricoltori del posto. Le sue origini sono imprecisate: la prima citazione risale a Giorgio Gallesio (botanico che visse a cavallo tra il 1700 e il 1800) che la descrive come «una delle varietà più preziose del suolo italiano». Nel maggio 2001, è stata riconosciuta da un Dm come prodotto agroalimentare tradizionale.

Amarene e visciole 
Un’altra chicca è l’amareno, o visciolo, che sembra sia stato importato da Lucullo: proviene dall’Armenia e dal Caucaso. Si tratta di una ciliegia selvatica, rosso scuro, che predilige terreni scoscesi e collinari. Si usa prevalentemente sotto spirito o nel tradizionale vino di visciole, per accompagnare i dessert al posto del vin santo. La visciola di Cantiano, che cresce spontanea ai piedi del Catria, è iscritta nell’elenco ufficiale dei prodotti agroalimentari tradizionali della Regione Marche, pubblicati nella Gazzetta Ufficiale.
 
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Sabato 17 Giugno 2017, 17:28 - Ultimo aggiornamento: 17-06-2017 17:32

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