Regionali, lista Polverini fuori per una firma
Il Pdl: l'esclusione grave vulnus politico

Vertice da Berlusconi: siamo ottimisti. Bossi: dilettanti allo sbaraglio. Formigoni ricorre contro l'esclusione in Lombardia. Maroni: non c'è spazio per provvedimento governo

Renata Polverini all'uscita di palazzo Grazioli (foto Guido Montani - Ansa)
ROMA (2 marzo) - Summit a palazzo Grazioli poco dopo le 17,30, presenti la candidata Pdl alla presidenza della Regione Lazio, Renata Polverini e il premier Silvio Berlusconi. Sul tavolo l'esclusione della lista del Pdl dalle votazioni nel Lazio (la decisione sul ricorso arriverà domani) ma anche quella della lista della candidata del centrodestra, non ammessa per una firma dall'ufficio centrale elettorale della Corte d'Appello di Roma. Un'esclusione che di fatto taglia fuori al momento la stessa Renata Polverini. Ma non solo: rigettato anche i listini di altri candidati alla presidenza, come Michele Baldi, Luca Romagnoli, Roberto Fiore e Francesco Battaglia. In lizza, allo stato delle cose, solo Emma Bonino del centrosinistra e l'outsider Marzia Marzoli, della Rete dei Cittadini. Il ministro Maroni ha detto che non c'è spazio per un provvedimento del governo, mentre i coordinatori del Pdl hanno emesso un comunicato in serata nel quale si parla di "grave vulnus politico".

Polverini: io e Berlusconi siamo ottimisti. «Sono ottimista». Lo afferma la candidata del centrodestra alle elezioni regionali del Lazio, Renata Polverini, lasciando Palazzo Grazioli. Ai cronisti che gli chiedono se fosse ottimista anche il presidente del Consiglio a proposito, la Polverini risponde: «Sì, anche lui è ottimista. Stiamo facendo tutto quello che serve e che hanno richiesto dal tribunale».

Maroni: «Non si possono cambiare le regole, non c'è spazio per fare un provvedimento d'urgenza da parte del Governo» per sanare i pasticci nella presentazione dei listini, ha detto il ministro dell'Interno, Roberto Maroni. «C'è un precedente del 1995 - ha ricordato Maroni - ma non può essere invocato nel caso dell'esclusione del listino Pdl nel Lazio, perchè in quel caso era stato emanato l'ultimo giorno utile per al presentazione delle liste ed era stato fatto per prorogare di tre giorni i tempi. Qui il tempo è scaduto, c'è qualcuno che può vantare il diritto di correre senza gli altri. Un diritto che non può essere violato».

Maroni ha detto che ieri in Consiglio dei ministri non si è parlato della vicenda. «Io - ha sottolineato - naturalmente faccio il tifo perchè la Lista del Pdl per il Lazio venga ammessa. Preferirei come ministro che non ci fossero deformazioni del sistema di rappresentanza, ma la parola spetta ora ai magistrati. Se il vizio è formale mi auguro che venga sanato, se è sostanziale è un altro discorso».

Il Pdl: l'esclusione grave vulnus politico. «Escludere dalla competizione elettorale la lista del partito di maggioranza relativa, danneggiata da decisioni senza fondamento, rappresenterebbe un fatto senza precedenti e provocherebbe un grave vulnus di carattere politico», affermano questa sera in una nota i tre coordinatori nazionali del Pdl, Sandro Bondi, Denis Verdini e Ignazio La Russa, denunciando inoltre «l'azione violenta e illegittima contro il Pdl» a Roma.

«Appare strano che proprio nelle 2 principali città, Roma e Milano, sia pure con modalità e motivazioni dissimili, si sono messi in moto meccanismi che hanno portato, allo stato, alla non accettazione dei listini regionali Pdl e della lista provinciale di Roma. Nell'esprimere fiducia all'operato dei dirigenti romani e milanesi, ingenerosamente accusati (finanche da alcuni esponenti di centrodestra) da ricostruzioni disinformate e fantascientifiche, che stupiscono perché fondate sull'assenza di conoscenza dei fatti, e nel credere pienamente a quanto da loro affermato, si rileva ancora che a Roma è di tutta evidenza l'azione violenta e illegittima contro il Pdl (denunciata penalmente alla magistratura), che ha contribuito in maniera decisiva alla impossibilità di presentare la lista. Si rileva, inoltre, che a Milano, dopo una formale accettazione, si è dato vita con risibili formalismi all'accoglimento di un ricorso pretestuoso dei radicali, che sembrano essersi assunti, a Roma come a Milano, il ruolo di agenti provocatori».

La "stranezza" di quanto accaduto a Roma e Milano aumenta, secondo i coordinatori del Pdl, se si osserva che «il Coordinamento nazionale del Pdl ha predisposto liste e listini per 13 regioni e 80 province, in vigenza di ben 7 leggi elettorali diverse, trasmettendo in tempo utile le liste ratificate a tutti i 13 coordinamenti regionali e, conseguentemente, a tutti gli 80 coordinamenti provinciali interessati» e che «in 11 realtà regionali i dirigenti provinciali e i relativi coordinatori regionali, hanno adempiuto con pronta e adeguata attività organizzativa alla tempestiva e regolare presentazione delle liste del Pdl, dando spesso supporto anche a numerose liste di appoggio».

La lista della candidata del Pdl non è stata ammessa «per un semplice errore formale». Alle carte della Polverini manca la firma del vice coordinatore regionale Pdl, Alfredo Pallone, uno dei due delegati del listino regionale. Pallone si era allontanato alcuni minuti dalla Corte d'Appello, dove si deposita il listino, per precipitarsi nell'altro plesso del palazzo di Giustizia, il tribunale, dove nel frattempo (erano circa le 12.30 di sabato scorso) era scoppiata la bagarre culminata con il "fuori tutti" del presidente della commissione elettorale che ha tagliato fuori il Pdl, lasciandolo senza lista provinciale.

Il Pdl del Lazio minimizza: sono stati chiesti chiarimenti che «saranno prodotti entro domani mattina allo stesso ufficio centrale regionale. Si tratta di un mero chiarimento tecnico che non pregiudica affatto il mantenimento della lista regionale di Renata Polverini. Ogni altra illazione, anche relativamente a motivi diversi circa la sospensione della lista, è destituita di ogni fondamento». Tra stasera e domani mattina sarà presentato il ricorso alla Corte d'appello che ha 48 ore per decidere. Al ricorso sarà allegato, come integrazione, l'atto di ratifica di Pallone. «Non siamo preoccupati - ha spiegato il responsabile elettorale Pdl, Ignazio Abrignani - quegli atti saranno ratificati entro domani mattina in corte d'appello». «Sembra un problema tecnico - ha detto Gianni Alemanno - la nostra risposta sarà vincere le elezioni». «Siamo di fronte ad una richiesta di integrazione. Si parla solo di una firma. L'intera faccenda è assai meno drammatica di quanto si sta dipingendo», ha detto il senatore del Pdl Andrea Augello. Ciocchetti (Udc): problema formale e superabile. «È solo una questione formale. La Corte d'Appello ha confuso la lista per il Lazio con la lista del Pdl. Mentre per quest'ultima serviva la lista congiunta per il listino no», ha commentato il segretario regionale dell'Udc del Lazio Luciano Ciocchetti uscendo dalla riunione in corso nella sede nazionale del Popolo della libertà.

Bonino: sciatteria e impunità dei prepotenti. «Oggi è stata data una prova di sciatteria e di impunità. Le regole ci sono, ma poi potenti e prepotenti pensano che non servano». Così Emma Bonino, candidata del centrosinistra alla presidenza della Regione Lazio, intervenendo nel corso di un'iniziativa elettorale organizzata al Tufello, ha parlato con dei militanti della temporanea non accettazione del listino di Renata Polverini dalla prossima competizione elettorale. «Se vostro figlio fa un concorso i cui termini scadono alle 3 - ha proseguito Bonino - non è che se ti presenti alle 4 ti accettano. Le regole servono soprattutto per tutelare i più deboli». Quanto ai motivi che hanno portato alla mancata presentazione della lista provinciale del Pdl a Roma alle prossime regionali la Bonino ha aggiunto: «Io non voglio sapere quali siano, ma qualunque sia il motivo c'è stato un ritardo. La legge è perentoria».

Emozionata e incredula l'altra candidata superstite, Marzia Marzoli: «il Pdl - ha commentato la leader della Rete dei Cittadini - è stato arrogante. Tornino a essere più vicini alla gente».

Sempre più caos dunque per le elezioni del 28 e 29 marzo. A Roma era già stata esclusa la lista del Pdl perché presentata in ritardo, mentre a Milano la Corte d'Appello non ha ammesso la lista del presidente uscente Roberto Formigoni "Per la Lombardia" per mancanza di timbri e autenticazioni su alcuni fogli della raccolta firme, come contestato dai radicali in un ricorso. Formigoni ha presentato oggi ricorso all'ufficio centrale regionale della stessa corte e in giornata è attesa la risposta.

A Roma infuria la polemica sull'esclusione della lista del Pdl. Dopo che Polverini ha invitato i suoi sostenitori a scendere in piazza, il partito ha querelato per violenza privata i radicali, che avrebbero impedito la consegna delle firme, e per abuso d'ufficio i membri dell'Ufficio elettorale. I radicali hanno risposto con una querela per diffamazione.

Bossi: «Sono dilettanti allo sbaraglio», ha affermato oggi all'agenzia Ansa il leader della Lega Nord. «Come si fa - aveva già detto ieri - a sbagliare a presentare le liste alle regionali?». Nelle parole di Bossi c'è tutto il disappunto della Lega per la confusione fatta dagli alleati del Pdl. Il malessere da giorni serpeggia tra i leghisti «stufi dei pasticci fatti a Roma» e che, pur nel rispetto dell'alleanza di governo, individuano «nella baruffa tra ex Fi ed ex An» un ostacolo al lavoro della maggioranza. La Lega punta il dito contro la «sciatteria» di parte del centrodestra nel realizzare le liste, ma sembra anche sfruttare l'errore degli alleati per evidenziare la «precisione» padana. Il tono è amichevole ma il giudizio è duro. Dopo Bossi parla Roberto Calderoli: «Da noi sulle liste ci si dorme sopra...», spiega il ministro. «Sono errori raccapriccianti», rincara il ministro Luca Zaia seppur augurando che «la situazione in Lombardia e nel Lazio si risolva in modo da garantire una competizione democratica». Sullo sfondo resta però «il sospetto che ci sia stata un po' di leggerezza», afferma ancora Zaia. Tesi rilanciata da Matteo Brigandì: «Spero proprio che si tratti di dilettanti allo sbaraglio, altrimenti sarebbe molto più grave».

«Non c'è nessun pasticcio delle liste, ci sono solo regole che vanno rispettate. Sarà la magistratura a fare la sua parte. Naturalmente ci auguriamo che la competizione sia aperta, che tutti siano presenti a partire dalla Polverini perchè siamo alleati con lei», ha detto il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini.

«Un ricorso al Tar accompagnato dalla denuncia per l'impedimento a presentare la lista può far riammettere il Pdl a Roma con riserva - ha dichiarato Francesco Storace, segretario nazionale de La Destra -. Ma la condizione è che stiano zitti tutti quelli che parlano di cambiamenti nella lista... Stanno dicendo troppe sciocchezze in troppi e la pazienza ha un limite».

Lehner (Pdl): serve test intelligenza. «Alla luce dell'incapacità militante del Pdl romano e non solo, direi che insieme al codice etico bisognerà introdurre il codice intellettivo, con approfonditi test sul QI. Visto che sono del Pdl, per giunta nato a Roma, dove il buio della ragione sembra contagioso, mi sottoporrò per primo agli esami». Lo afferma il deputato Giancarlo Lehner, commentando quanto avvenuto per la lista del partito alle regionali.

Robilotta: valutare sospensione della campagna elettorale. «A questo punto, sarebbe opportuno che la Polverini sospendesse la campagna elettorale e dichiarasse apertamente la sua indisponibilità a continuare a correre per le elezioni regionali se non dovessero essere accettate le liste a lei collegate: listino, lista Polverini e lista del Pdl. Questo è l'unico modo per sensibilizzare le istituzioni e l'opinione pubblica su un problema che riguarda la democrazia e la partecipazione. In tanti anni è la prima volta che sono d'accordo con il ministro Bossi: "sono dilettanti allo sbaraglio"», dice, in una nota, Donato Robilotta, consigliere regionale Pdl.

Le motivazioni del ricorso di Formigoni. «Quando l'atto può idoneamente raggiungere il proprio scopo, pur se afflitto da mere irregolarità, conserva la sua efficacia». È questo il principio attorno al quale ruota il ricorso composto da 12 pagine presentato a sostegno del listino capeggiato da Roberto Formigoni, lista bocciata ieri dalla Corte d'Appello di Milano che ha riscontrato irregolarità in 514 delle firme presentate. Nel ricorso, i legali affermano che le ragioni a cui si richiamano rispondono «al principio di conservazione degli atti amministrativi che in una materia come quella elettorale esprime al massimo la propria efficacia trattandosi la consultazione elettorale di un istituto di partecipazione popolare costituzionalmente garantito». Il ricorso è formato da una premessa e da 4 capitoli specifici. La parola passa ora ai giudici della Corte d'Appello di Milano.

Martedì 2 Marzo 2010

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