Caso Orlandi, è del boss De Pedis il corpo nella basilica

Analisi sui resti trovati nell'ossario vicino alla cripta. Renatino forse verrà cremato

La scientifica nella basilica (foto Paolo Caprioli - Toiati)
La scientifica nella basilica (foto Paolo Caprioli - Toiati)
di Laura Bogliolo
ROMA - Il corpo all'interno della tomba custodita nella basilica di Sant'Apollinare è di Enrico De Pedis, il boss della banda della Magliana. Ad accertarlo le analisi sulle impronte digitali della salma che è stata riesumata su richiesta della procura nell'ambito delle indagini sulla scomparsa di Emanuela Orlandi. Il procuratore della Repubblica di Roma, Giuseppe Pignatone ha chiarito che quella di oggi è stata una vera e propria perquisizione al fine di ricercare i resti della Orlandi. Le indagini prevedono anche l'esame dell'ossario presente nella basilica che risale a epoca prenapoleonica: le analisi andranno avanti probabilmente per tutta la settimana. E' stato abbattuto un muro vicino alla cripta dove era stato tumulato De Pedis e sono state trovate oltre 200 cassette con resti ossei. Il nome di De Pedis da tempo è ricollegato alla scomparsa di Emanuela Orlandi. Il suo corpo non verrà trasferito oggi: lo hanno confermato gli avvocati della famiglia del boss della banda della Magliana. In serata il Vaticano ha commentato la decisione della procura di perquisire la basilica definendola «positiva» e ha assicurato la collaborazione della Santa Sede.

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L'apertura della tomba di De Pedis

Il corpo è di De Pedis: buono lo stato di conservazione. Le analisi delle impronte digitali hanno confermato che il corpo all'interno della tomba è quello di Enrico De Pedis. La salma era ben conservata nonostante siano passati 22 anni dalla morte: la bara è composta da tre contenitori
di zinco, rame e legno, il tutto tumulato in un sarcofago. De Pedis indossava un completo blu scuro, una camicia e una cravatta nera. L'ispezione sulla salma e sulla tomba di De Pedis è stata fatta alla presenza di un medico legale, un biologo e un antropologo forense.

L'apertura della tomba ha comportato non poche difficoltà ed è stata usata anche una piccola gru. L'esame dovrà servire anche a verificare se la tomba in questi anni è stata già aperta. Presenti alla riesumazione della tomba i legali dei familiari di De Pedis, Lorenzo Radogna e Maurilio Prioreschi. Nella basilica c'erano gli agenti della scientifica, il capo della squadra mobile di Roma Vittorio Rizzi e il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo.

Il corpo nel cortile dell'Università pontificia.
La bara è stata portata dalla cripta al cortile dell'Università Pontificia attigua alla basilica, dove è stata allestita una tenda bianca. Sotto, nella cripta, ha riferito un testimone, c'era un odore troppo forte. «Dentro la bara - ha riferito il testimone - il corpo di un uomo in buono stato, vestito con un completo blu scuro e cravatta nera. Gli specialisti hanno alzato un braccio del corpo nella bara per prendere le impronte digitali» (CONTINUA A LEGGERE).

La traslazione della salma di De Pedis. «Per ora, anche per motivi logistici e organizzativi la salma resta qui - ha fatto sapere Lorenzo Radogna, il legale della vedova di De Pedis - poi verrà traslata o nella tomba del Verano o addirittura i resti verranno cremati».

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Parlano gli avvocati di De Pedis (1, 2)

Trovati altri resti: nella basilica c'è un ossario. Come chiarito dagli avvocati della famiglia De Pedis, all'interno della basilica si trova un ossario con resti che risalgono all'epoca prenapoleonica. «In un ambiente ben distinto, c'è un ossario che contiene i resti di persone vissute anche 200 anni fa», ha detto l'avvocato Lorenzo Radogna, legale di Carla Di Giovanni, vedova di De Pedis: «Si tratta di resti che fanno parte dell'ossario, mentre nessuna cassetta è stata rinvenuta nella bara di De Pedis o nell'ambiente che ospitava la tomba». Chiarisce l'altro avvocato della famiglia De Pedis, Maurilio Prioreschi: «Nella bara non sono state trovate cassette con ossa». «Prima - spiega - è stata rimossa la lapide in marmo, quindi è stato aperto il sarcofago. L'attività è stata molto complicata per le dimensioni della struttura che è lunga oltre 190 centimetri. Poi èstata aperta la tomba e si è proceduto con l'identificazione. È stata trovata una nicchia, è stata buttata giù una parete con un martello pneumatico, e qui sono state trovate molte scansie e scatole con delle ossa».

La perizia sui resti di De Pedis è stata disposta dalla Procura di Roma che indaga sulla scomparsa della Orlandi. Il procuratore Pignatone ha parlato di «perquisizione» e indagini al fine di ricercare i resti di Emanuela Orlandi e ha confermato che verrà fatta un'analisi anche «del materiale contenuto nell'ossario presente nella cripta della Basilica». La perquisizione è stata fatta da Capaldo e il pm Simona Maisto, titolari dell'inchiesta sulla scomparsa dell'Orlandi. L'analisi della salma e dell'ossario è affidata alla dottoressa Cristina Cattaneo del Laboratorio di antropologia e odontologia forense di Milano.

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Intervista a Pietro Orlandi

Pietro Orlandi: non ho potuto assistere alla riesumazione. Poco dopo le 13.30 Pietro Orlandi è uscito dalla Basilica: «Non mi hanno fatto assistere alla riesumazione, so che hanno trovato il corpo in buone condizioni e che sono state fatte delle foto e dei prelievi. Ripeto: è un primo passo verso la verità, un atto dovuto, era un dubbio che dovevamo toglierci». E sulla pista della banda della Magliana? «Penso che la banda sia solo stata il braccio armato, mia sorella è stata rapita non perché era Emanuela Orlandi, ma perché era una cittadina vaticana» (CONTINUA A LEGGERE).

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Intervista al cugino di Emanuela Orlandi

Il cugino di Emanuela Orlandi. Davanti alla basilica di Sant'Apollinare c'era anche Pasquale Lo Russo, il cugino di Emanuela Orlandi, che mostrava una foto della cugina e la mail per aderire alla petizione promossa da Pietro Orlandi. «Sono qui per conoscere la verità su mia cugina - ha detto - l'apertura della tomba di De Pedis penso che porterà novità importanti. Era un atto che aspettavamo da anni» (CONTINUA A LEGGERE).

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Quel giorno quando uccisero De Pedis: io c'ero

La testimonianza: mia figlia nella stessa scuola di musica di Emanuela. Davanti alla basilica di Sant'Apollinare c'era anche Adriana Pallini: fu testimone del delitto di Enrico De Pedis, sua figlia Giulia frequentava la stessa scuola di musica di Emanuela, l'istituto dove fu vista l'ultima volta quel 22 giugno del 1983 (CONTINUA A LEGGERE).

Folla di curiosi davanti alla basilica (FOTO)
Assedio alla basilica di Sant'Apollinare questa mattina. C'erano cronisti, fotografi, teleoperatori ma anche tantissimi curiosi: romani e turisti che non riuscivano a capire cosa stesse accadendo. La poliza è stata costretta a transennare la zona.

I collegamenti tra De Pedis ed Emanuela Orlandi. Nel 2005 alla trasmissione Chi l'ha visto arrivò una telefonata: un uomo disse che se si voleva sapere la verità su Emanuela Orlandi bisognava cercarla nella tomba di De Pedis. Poi Sabrina Minardi (amante di De Pedis) attribuì il rapimento della Orlandi a De Pedis. Parlò anche di un cadavere occultato in una betoniera a Torvajanica.
laura.bogliolo@ilmessaggero.it

Lunedì 14 Maggio 2012

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