Rientra dai Caraibi e si ammala
di Zika: è il primo caso nelle Marche

Rientra dai Caraibi, si ammala
di Zika, è il primo caso
registrato nelle Marche
di Lolita Falconi
FERMO - Diagnosticato a Fermo il primo caso di Zika. Contagiato un uomo del posto che è stato nelle scorse settimane in vacanza in un paese caraibico. Al rientro ha manifestato l’insorgenza di alcuni sintomi tra cui febbre, stanchezza, rash cutaneo. Un po’ preoccupato per la situazione si è presentato all’ospedale Murri di Fermo dove non è sfuggito all’occhio attento del dottor Giorgio Amadio, da quattro anni primario facente funzioni del reparto di malattie infettive. Proprio lui ha avuto il primo sospetto che potesse trattarsi di Zika. Col senno del poi ci ha visto lungo, lunghissimo. Ha messo insieme tutti i dati anamnesici, ha ordinato, con riservatezza e senza perdere troppo tempo, gli accertamenti e il suo sospetto è stato confermato dai risultati arrivati dal laboratorio di virologia di Ancona.

La notizia del primo e finora ultimo caso di Zika nelle Marche non è stata diffusa ufficialmente dagli organi sanitari locali ma è comunque trapelata da ambienti cittadini, dove da giorni non si parla d’altro. Comprensibile visto che il virus sta causando quella che l’Oms ha definito “un’emergenza internazionale di salute pubblica”. “Sì, è vero, abbiamo avuto un paziente ricoverato con questa malattia - ha confermato il dottor Amadio che ha già provveduto ad inviare la segnalazione al ministero della Salute – La Zika ha un decorso benigno, tanto che il paziente non ha avuto alcuna complicazione. Non è facilmente contagiosa, non è trasmissibile per via aerea né per via cutanea e il fatto che sia stata diagnosticata a Fermo non deve creare alcun allarme sociale particolare”. Il virus è trasmissibile solo con la puntura di zanzare infette, che sono però presenti in particolare nei paesi del Sud America, o attraverso rapporti sessuali non protetti. Non è un caso che le indicazioni ministeriali in tal senso prevedono che la persona contagiata non possa avere rapporti sessuali non protetti per almeno sei mesi. “Per la donna in gravidanza – avverte subito il dottor Amadio -, in caso di infezione, è alto il rischio di danni gravi al feto, tra cui il rischio di microcefalia”.

Trasmesso dalle zanzare, Zika è arrivato in Brasile nel maggio del 2015, ha ormai raggiunto altri paesi delle Americhe. Fino a ottobre non era ritenuto una grande minaccia: solo un quinto delle persone colpite si ammalava e in genere provocava solo un po’ di febbre, eruzioni cutanee, dolori articolari e arrossamento degli occhi. Dopo, però, sono cominciate a emergere prove di possibili malformazioni nei feti. Il 15 gennaio i Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie negli Stati Uniti hanno consigliato alle donne incinte di non andare nei paesi in cui ci sono focolai d’infezione. L’Oms ha poi dichiarato nelle scorse settimane un’emergenza internazionale di salute pubblica. L'ultima volta che era stata presa una decisione simile è stato nel 2014, poco dopo lo scoppio dell'epidemia di Ebola in Africa. La decisione è stata presa con l'intento principale di tener alta la guardia e soprattutto guardando alle conseguenze che il virus, colpendo le donne in gravidanza, sembra avere appunto sui feti in formazione. Il ministero della Salute italiano ha diramato nei giorni scorsi una circolare in cui si evidenzia che “sebbene l’Oms, al momento, non raccomandi l’applicazione di restrizioni di viaggi e movimenti internazionali verso le aree interessate da trasmissione di virus Zika, sulla base di un principio di estrema precauzione, è opportuno consigliare alle donne in gravidanza, e a quelle che stanno cercando una gravidanza, il differimento di viaggi non essenziali verso tali aree”. Stesso suggerimento è rivolto “ai soggetti affetti da malattie del sistema immunitario o con gravi patologie croniche”.

La circolare raccomanda, inoltre, “ai donatori di sangue, che abbiano soggiornato nelle aree dove si sono registrati casi autoctoni d’infezione di virus Zika, di attenersi al criterio di sospensione temporanea dalla donazione per 28 giorni dal ritorno da tali aree, nell’ambito delle misure di prevenzione della trasmissione trasfusionale”. E, più in generale, a tutti i viaggiatori “di adottare le misure di protezione individuale per prevenire le punture di zanzara”. Il ministero ha, infine, disposto l’affissione di poster in porti e aeroporti a traffico internazionale.
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Sabato 5 Marzo 2016, 11:15 - Ultimo aggiornamento: 06-03-2016 18:58

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