Fermo, tra maltempo e crisi
gli agricoltori in ansia per il futuro

Tra maltempo e crisi
gli agricoltori in ansia
Carelli: «Concorrenza difficile»
FERMO - All’indomani di precipitazioni nevose e di un ulteriore abbassamento delle temperature, a fornire un quadro sul settore agricolo della Valdaso è Enzo Carelli, agricoltore e Presidente della Coldiretti di Monterubbiano. 
L’anno è già partito con l’arresto forzato del 5 gennaio, durato diversi giorni, con il ghiaccio portato dal vento e termometro sotto lo zero. Un danno che sarà quantificabile quando si vedrà come reagiscono verdure e ortaggi al momento del disgelo. «Coltivo cavoli, verze, porri insalata. Quello che non preoccupa in questa fase è la frutta, l’inverno incide di più quando inizierà la germinazione ed inizieranno ad esserci foglie e fiori, in quella fase è più pericoloso il gelo. Presto per fare previsioni, prima di tutto perché il vero inverno è appena iniziato, non siamo abituati ma io ricordo negli anni ‘80 che il freddo compromise tutto quello che avevamo, bisogna vedere come si metterà il meteo nei prossimi giorni, se si rialzeranno le temperature e se le piante reagiranno, al momento è difficile fare delle stime. Adesso, generalmente la neve quando arriva va via subito, mentre nel 2012 è durata tantissimo, quell’anno nella mia azienda il danno era dovuto al fatto che le colture sono state più di venti giorni sotto alla neve, poi si è alzata la temperatura di colpo con un sole anche troppo forte, causando l’ingiallimento dei cavoli e tante verdure non siamo riusciti a raccoglierle. Quell’anno mi sarà costato 30/40 mila euro di danni sicuramente. Quest’anno è tutto da vedere, serve che si rialzino le temperature, cosa che non è per adesso. Le previsioni di questa settimana prevedono neve e anche quelle della settimana prossima prevedono temperature sempre al di sotto dello zero».
 
Non si tratta di buone notizie per un settore già in difficoltà. «Non per fare sempre la solita polemica - spiega - ma il settore agricolo è in ginocchio, i cereali dalla media di 28/30 euro al quintale, sono passati a 15/16 euro. Tantissimi dei prezzi di frutta e verdura che 20 anni fa erano in lire quando vendevamo le pesche a 1000 lire al chilo, quest’anno io le ho vendute a 40 centesimi al chilo. Questo avviene per colpa dei mercati e delle produzioni che vengono dall’estero e vendute nei supermercati». Come ricorda Carelli «un tempo si mandava ai mercati generali, Milano Bologna, i quali rifornivano il commerciante. Quei tempi sono finiti. Con l’avvento dei supermercati i piccoli commercianti hanno chiuso, a tutto vantaggio dei grandi centri di vendita, soprattutto nelle grandi città. Qui in zona tanti hanno aperto le loro aziende e puntano sulla vendita diretta» a differenza di chi come lui ha scelto di puntare sulle coltivazione estensiva. «Noi ci troviamo in un territorio in cui la concorrenza è difficile da fronteggiare -motiva così la crisi del settore- abbiamo la Francia e la Spagna, che hanno manodopera a costi inferiori, abbiamo Romania e Ucraina che producono cereali a costi molti inferiori rispetto ai nostri, con aziende da 4 o 5 mila ettari mentre una delle nostre aziende più grandi arriva a 50 o 100 ettari. Per quanto riguarda i cereali anche i contributi della Comunità Europea sono più alti rispetto ai nostri, i nostri sono a tendina a confronto».
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Mercoledì 11 Gennaio 2017, 16:28 - Ultimo aggiornamento: 11-01-2017 16:28

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