Intesa col governo sulle tasse:
Iva ferma, aumentano le sigarette

Intesa col governo
sulle tasse: Iva ferma,
aumentano le sigarette
di ​Alberto Gentili
ROMA -  «Ci sono tre ministri sotto pressione, ma teniamo botta. Non lasciamoci impressionare». Paolo Gentiloni anche ieri è tornato a rincuorare la sua squadra in occasione della riunione del governo. L’ha fatto «facendo un po’ di confusione», secondo uno dei ministri presenti, «perché una cosa è la vicenda di Lotti nell’inchiesta Consip, un’altra la solita gaffe di Poletti sul calcetto invece dei curriculum e un’altra ancora l’assurda polemica sulla tesi di laurea della Madia. Ma Paolo è fatto così, dispensa solidarietà e incoraggiamenti senza andare troppo per il sottile...». Oppure, come osserva un altro componente del governo, «Gentiloni ha declassato volutamente l’inchiesta Consip su Lotti a una semi-sciocchezza».

Di certo, c’è che nelle ultime ore a palazzo Chigi si respira un po’ di ottimismo sul fronte della manovra correttiva. Padoan è stato descritto dai colleghi «più cupo e più silenzioso del solito». Ma a dispetto dell’umore, il ministro dell’Economia, Gentiloni e gli emissari di Matteo Renzi hanno raggiunto un’intesa: dopo settimane e giorni in cui ha detto e ripetuto che non vuole aumenti delle tasse, l’ex segretario del Pd ed ex premier ha accettato che nel paniere della manovra correttiva venga inserito uno scatto delle accise sui tabacchi. Poca cosa, roba da circa 200 milioni. Ma comunque una vittoria per Padoan che cerca di limitare a 1 miliardo i tagli ai ministeri. Il resto dei 3,4 miliardi di correzione richiesti dalla Commissione europea per limare di 2 decimali il rapporto deficit-Pil arriveranno dalla lotta all’evasione, con l’estensione dello split payment (la trattenuta dell’Iva alla fonte nei rapporti commerciali tra aziende private e società pubbliche). Valore stimato: 1,3-1,4 miliardi. E un aiuto dovrebbe arrivare dalla rivalutazione del Pil, passato nelle ultime stime dall’1,0% all’1,1-1,2%.

Che il clima sia virato al sereno, facendo calare l’attenzione sull’incontro di martedì prossimo tra Padoan e i parlamentari del Pd, è dimostrato dalle parole di Renzi ai suoi: «Un aumento delle sigarette ci può stare, sono soldi che vanno in...salute. Ciò che è importante è che sia passata la linea che vieta l’aumento dell’Iva e del prezzo della benzina. Noi siamo per più crescita, non per più tasse». Anche all’Economia dispensano parole di conciliazione: «È normale e giusto che il partito di maggioranza relativa cerchi di influenzare le scelte del governo. Questa è una tipica dinamica della democrazia parlamentare».

Pochi però scommettono che si tratti di pace vera. «Viviamo sotto la minaccia di elezioni in autunno», dice un ministro centrista, «se Renzi vince le primarie del 30 aprile alla grande, cercherà di andare a votare in settembre». Vero? Di certo c’è che l’ex premier non vuole fare «la fine di Bersani che sostenne i tagli e le tasse di Monti». E dunque non intende avallare in ottobre una legge di stabilità lacrime e sangue. Per questo Gentiloni, insieme a Padoan, si preparano a scrivere un Documento di economia e finanza (andrà in aula il 26 aprile) che fin da ora descriva l’intervento d’autunno e rassicuri Renzi. L’impresa è tutt’altro che facile, visto che si parte dai 19,2 miliardi necessari per sterilizzare la clausola di salvaguardia dell’aumento dell’Iva. Ma il premier è convinto che con Bruxelles ci sia «un margine di negoziato» e che «la flessibilità non solo è possibile ma anche necessaria in un momento in cui va incoraggiata la crescita». E dopo le elezioni francesi di fine aprile e quelle tedesche del 24 settembre, è probabile che da Bruxelles arrivi il via libera a interventi più espansivi.

 
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Sabato 1 Aprile 2017, 08:52 - Ultimo aggiornamento: 02-04-2017 15:47

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