Stragi in Spagna, il governo: «Cellula jihadista totalmente smantellata». Volevano colpire Sagrada Familia

Attentati in Spagna, i terroristi
volevano colpire la Sagrada Familia
Attentati in Spagna, i terroristi
volevano colpire la Sagrada Familia
La cellula jihadista responsabile della strage della Rambla a Barcellona è stata «totalmente smantellata», ha affermato il ministro degli Interni spagnolo Juan Ignacio Zoido. Prontamente smentito dal governo autonomo della Catalogna, secondo il quale non si può parlare di cellula smantellata «fino a quando non avremo localizzato delle persone che ne facevano parte». Così Joaquin Forn, il consigliere dell'Interno del governo autonomo della Catalogna. «Non voglio contraddire Zoido, però questa è un'indagine condotta dai Mossos d'Esquadra» ha aggiunto, rivendicato il ruolo operativo nell'inchiesta della polizia catalana. «Quello che è successo a Cambrils permette di assicurare che è stato dato un colpo molto forte alla cellula - ha concluso - però in questo momento non si può dire che è completamente smantellata».

Starebbe proseguendo quindi la caccia all'ultimo attentatore coinvolto negli attacchi a Barcellona e Cambrils. La polizia ha fatto sapere di stare cercando Younes Abouyaaqoub, che potrebbe essere l'autista killer della Rambla. Younes Abouyaaqoub è nato il 1° gennaio 1995 a Mrirt, in Marocco, e residente a Ripoll, dove risiedeva anche Moussa, indicato in un primo momento come l'attentatore di Barcellona. Secondo quanto riferisce il Telegraph, un agente della Sicurezza francese ha detto che la polizia spagnola sta ricercando un furgone Renault Kangoo noleggiato dai terroristi in Spagna giovedì che potrebbe aver attraversato il confine con la Francia.

La discordanza delle notizie sulla sorte degli attentatori accentua la preoccupazione delle autorità anche perché nel frattempo è emerso che il piano iniziale della cellula jihadista prevedeva anche un attacco con i tre furgoni carichi di esplosivo Tatp e bombole di gas alla Sagrada Familia, il celeberrimo tempio di Antoni Gaudì simbolo di Barcellona. Lo scrive El Confidencial citando fonti delle indagini.

Salgono a tre intanto i morti italiani a Barcellona, dove un furgone nel pomeriggio di giovedì ha travolto la folla, uccidendo 14 persone e ferendone 125. Dopo Bruno Gulotta, di Legnano e Luca Russo, di Bassano del Grappa, anche l'italo-argentina Carmen Lopardo, di 80 anni, che si trovava nella città catalana per turismo. Lo riporta il sito del quotidiano argentino La Nacion. 

Il governo spagnolo ha deciso oggi, all'indomani degli attentati a Barcellona e Cambrils, di mantenere al livello 4, il penultimo più alto, il livello di allerta contro il terrorismo rafforzando però il dispositivo, ha annunciato il ministro degli interni Juan Ignacio Zoido. 

La rivendicazione
L'Isis ha pubblicato una rivendicazione ufficiale, con un comunicato del gruppo, degli attacchi in Spagna affermando di aver «ferito o ucciso oltre 120 crociati ed ebrei». Lo riferisce il Site. Una prima rivendicazione era arrivata tramite l'agenzia Amaq. Il sedicente Stato islamico (Is) ha rivendicato anche l'attacco a Cambrils, successivo a quello compiuto giovedì sulla Rambla a Barcellona. 


Il piano A
Mentre le indagini proseguono si va delineando il piano originario dei terroristi della cellula, che avevano a disposizione esplosivo Tatp per realizzare tre autobomba. Lo riferisce La Vanguardia citando fonti di polizia. Nel covo sono state trovate tracce di acetone, perossido di idrogeno, 106 bombolette di butano e altro materiale per assemblare un ordigno. Il piano era quello di far esplodere un'autobomba sulla Rambla di Barcellona, una a Cambrils e una terza nella città di Vic.

Due dei terroristi volevano prendere a nolo un furgone di grandi dimensioni, probabilmente per rendere più devastanti gli effetti dell'attentato, ma il mezzo è stato loro rifiutato, perché troppo giovani e con pochi anni di patente di guida alle spalle. I due hanno così dovuto ripiegare su due mezzi più piccoli. La mattina di mercoledì 16 agosto due giovani identificati come Mohamed Hychami e Youness Abouyaaqoub si presentano presso un'agenzia di autonoleggio di Santa Perpetua de Mogoda e chiedono di affittare un furgone di grandi dimensioni, il più grande a disposizione. Il nolo non va però a buon fine a causa della giovane età dei ragazzi e dei pochi anni di patente. I due, allora, affittano non uno ma due furgoni più piccoli, entrambi Fiat modello Toledo, bianchi. Uno di questi viene ritirato la mattina stessa da Mohamed Hychami e Youness Abouyaaqoub: verrà ritrovato parcheggiato nella località di Vic. L'altro, noleggiato ufficialmente a nome di Youness e di Driss Oukabir (il giovane arrestato e che ha denunciato il furto dei suoi documenti, fratello di Moussa, ritenuto il capo del commando) viene prelevato alle 16 ed è il mezzo utilizzato per l'attentato sulle Ramblas.

L'attentato doveva essere ancora più spaventoso, con esplosivi e un centinaio di bombole di gas. Ma il tremendo scoppio di mercoledì notte mentre manipolavano le bombe, li ha indotti a cambiare i piani e mettere a segno un attacco alla disperata con il furgone Fiat che ha falciato la folla sulla Rambla di Barcellona e il secondo attentato al porto nautico di Cambrils, dove cinque dei terroristi sono stati abbattuti da un'unica agente dei Mossos d'Esquadra.


Le stragi
Tra i morti travolti dal due cittadini italiani, tre spagnoli, tre tedeschi, una belga, un americano e un canadese.
A Cambrils, una cittadina balneare a 120 chilometri più a sud: cinque terroristi a bordo di un'auto sono stati uccisi in un conflitto a fuoco con la polizia. Nell'attacco sono rimasti coinvolti anche 7 turisti, uno dei quali, una donna, colpita con un fendente alla gola da un jihadista in fuga, è morta poco dopo in ospedale. Gli altri sei feriti, travolti dall'Audi 3 dei terroristi che si è infine ribaltata, non sono in pericolo di vita. I cinque kamikaze erano pronti a sferrare un nuovo attacco a Barcellona. Secondo fonti polizia il progetto era dunque quello di continuare a seminare terrore con un terzo attacco.

 



 
 

Il gruppo sgominato a Cambrils sarebbe legato a una cellula composta da 12 persone, come rivelano fonti dell'antiterrorismo spagnolo citate dal quotidiano El Pais. Il gruppo intendeva usare bombole di gas, che dovevano essere caricate sul furgone utilizzato nell'attacco sulla Rambla.

Il giorno dopo
E venerdì, giorno dopo l'attentato, la Rambla si è ripopolata al grido di «Non ho paura!». Un urlo ripreso dalle migliaia di cittadini riuniti in Plaza Catalunia attorno a re Felipe VI e a tutti i leader politici del paese per rendere omaggio alle vittime dell'attentato e gridare la sfida ai terroristi. 

Il re Felipe e la regina Letizia hanno fatto visita ai feriti e ai bambini ricoverati all'Hospital del Mar, regalando sorrisi e carezze. 

 
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Venerdì 18 Agosto 2017, 11:09 - Ultimo aggiornamento: 20-08-2017 09:38

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