ROMA (9 marzo) - Fregene, ovvero il pesce in salsa minimal-chic. Per lungo tempo quasi una alternativa alle proposte più “pop” della vicina Ostia. Poi le carte si sono rimescolate e, davvero, è diventato difficile distinguere, nel ginepraio dell’offerta e delle diverse ortodossie marinare, una linea distintiva tra questi due approdi golosi dei romani.
Quel che è certo è che Fregene aveva bisogno di vento nuovo, quasi si fosse un poco adagiata su una linea piaciona da bruschette con telline senz’anima. Un’anima che ha invece, e non poca, questo locale integrato in uno storico stabilimento con bella vista mare. Merita attenzione il tentativo, senza strafare o cercare ad ogni costo l’effettaccio, di questa insegna, di non appiattirsi sui soliti abusati e stanchi classici. Un tentativo a cui si associa una ricerca rigorosa della materia prima. Rosario Malapena, lo chef, è anche titolare di pescheria nella Capitale, oltre che esperto pescatore: niente trucchi, quindi, né scorciatoie, come è capitato a me che domandando perché non ci fosse nulla di crudo, mi sono sentito rispondere asciutto «con questo mare non è arrivato niente». Punto.
Nel piatto, per fortuna, sono arrivate tante altre belle cose, da una carta ricca e appetitosa, anche se con qualche refuso (tipo “souté” per sauté, o – alla sezione vini – l’omessa indicazione di qualche annata). L’ambiente, tutto giocato sui toni del bianco, senza inutili fronzoli e con una saggia distanza tra i tavoli, si presta al rito del degustare. Così non delude il dentice affumicato su dadolata di pomodoro rucola e pane carasau e sono anche molto buone (anche se a temperatura ambiente) le alicette fritte, cui far seguire uno sfizioso polpo con insalate e verdure. Riporta a semplicità ed emozioni primarie la padellata servita in tavola di cozze belle sugose (meglio se il tutto fosse stato accompagnato da una ciotolina con acqua e limone per le dita, ma poco male, il piatto risarciva in piacevolezza).
Più ambizioso, e ben riuscito, un “sofficino” di gamberi bagnato da una salsetta di arancia amara e accostato a un gelato di mandarino cinese, in piacevole gioco di temperature contrastanti. Di tranquilla amministrazione gli spaghetti alle vongole, più divertente la spigola in pasta kataifi salsa di broccoli e olive taggiasche, spumosa al punto giusto, appena “light” di sapore la mousse di cioccolato Gobino che precede un ottimo caffè servito in tavola con la moka. Insomma riuscita sintesi, con qualche dettaglio da registrare, di modernità e cuore, di semplicità marinara e di garbo dell’insieme.
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