ROMA (9 marzo) - Sono passate da poco le 20,30 del 7 agosto 1990. Paola Cesaroni comincia ad essere preoccupata del ritardo di Simonetta, la sorella minore, che lavora nell'ufficio dell'Associazione alberghi della gioventù, in via Carlo Poma 2, nel quartiere Prati.
Simonetta, che ha 21 anni, di solito torna a casa verso le 20. Con il fidanzato Antonello Baroni, Paola fa inutilmente la strada fino alla stazione della metro dove lei e Antonello avevano accompagnato Simonetta, poi chiama Salvatore Volponi, il datore di lavoro della sorella, che però non conosce l'indirizzo dell'ufficio. Sarà proprio Paola a trovarlo sull'elenco telefonico. Il gruppo va in via Poma e costringe Giuseppa De Luca, moglie del portiere Pietrino Vanacore, ad aprire la porta.
Sono le 23,30 circa: nell'ultima stanza c'è il cadavere seminudo di Simonetta, uccisa da 29 coltellate, probabilmente inferte con un tagliacarte. Simonetta, che non ha subito violenza carnale, indossa solo una canottiera, arrotolata verso l'alto. Le scarpe sono riposte ordinatamente in un angolo. Gli altri vestiti (i fuseaux bianchi e la camicetta) sono scomparsi. In uno stanzino ci sono due stracci strizzati, forse usati dall'assassino per ripulire la stanza.
Le 29 coltellate sono state vibrate un po' in tutte le parti del corpo, e questo contrasta con l'ipotesi del raptus di un maniaco, che colpisce in un corpo a corpo. L'ora della morte sarebbe collocabile tra le 18 e le 18.30.